PROSTATECTOMIA RADICALE

PROF. DR. FALSAPERLA MARIO

Prostatectomia Radicale

L’intervento di Prostatectomia radicale può essere eseguito per via chirurgica laparotomica (tradizionale) o laparoscopia (extraperitoneale o transperitoneale) e consiste nell’asportazione totale di prostata, vescicole seminali e dotti eiaculatori.

L’intervento chirurgico laparotomico viene eseguito attraverso una incisione sotto-ombelico-pubica di circa 12-15 cm, mentre l’intervento condotto per via laparoscopia viene effettuato attraverso 5 mini-incisioni laparotomiche (5-10 mm) attraverso le quali vengono posizionati dei trocar utili per l’insufflazione di anidride carbonica (CO2) e per l’introduzione di una telecamera e di strumenti operativi miniaturizzati.

Tutto il materiale anatomico asportato viene inviato per esame istologico definitivo.

E’ possibile, in corso di trattamento laparoscopico, per intercorse problematiche chirurgiche o anestesiologiche, dover convertire l’intervento in chirurgia aperta.

L’anestesia è di tipo generale, l’intervento ha una durata variabile tra le 3h e le 5h, salvo complicazioni.

Al termine dell’intervento viene posto un catetere vescicale che viene rimosso in 8^-10^ giornata previa esecuzione di cistografia, salvo complicazioni; sarà anche posizionato un drenaggio addominale che verrà rimosso in 2^-3^ giornata, salvo complicazioni.

 

Inoltre in fase postoperatoria Verranno somministrati liquidi mediante infusione endovenosa fino alla ripresa della normale canalizzazione intestinale e somministrata terapia antibiotica e anticoagulante (Clexane 4000 UI al giorno, a partire dal giorno antecedente l’intervento, per 2 settimane).

La dimissione potrà avvenire a partire dalla 4^ giornata successiva all’intervento, salvo complicazioni.

 

 

Dal giorno successivo all’intervento il paziente può alzarsi e si riprende l’alimentazione, salvo complicazioni.

Alla rimozione del catetere può esservi un certo grado di incontinenza urinaria che di solito si risolve spontaneamente (esercizi di Kleger) entro i primi 3-6 mesi. Se dovesse persistere, verrà comunque indirizzato ad eseguire un ciclo di riabilitazione del piano perineale/bio-feedback o verrà proposto il posizionamento di sling o sfintere artificiale, in relazione all’eventuale gravità della sintomatologia.

In alternativa al trattamento chirurgico radicale è possibile eseguire radioterapia a fasci esterni o brachiterapia interstiziale, metodiche sulle quali il paziente viene approfonditamente reso edotto.

 

COMPLICANZE:

Rischi generici legati all’intervento: sono rischi comuni a tutti gli interventi chirurgici (embolie, trombosi, infarto miocardio, infezione della ferita chirurgica, etc).
La concomitante presenza di malattie cardiache, respiratorie o coagulatorie aumentano il rischio dell’intervento.

Rischi legati all’intervento e al post operatorio:

  • Emorragia: 10-30% (con necessità di ricorrere ad emotrasfusioni).
  • Lesioni del retto, che possono necessitare il posizionamento di accesso venoso centrale e di nutrizione parenterale.
  • Conversione da laparoscopia in laparotomia, in caso di intercorse problematiche chirurgiche (emorragia massiva, lesioni rettali, etc.) o anestesiologiche (acidosi metabolica, alterazioni cardio-respiratorie, etc).
  • Incontinenza urinaria: 10-30% dei casi (*).
  • Stenosi uretrale e del collo vescicale: 5-15% dei casi (con necessità di eseguire disostruzione endoscopica).
  • Orchiepididimite (infezione dei testicoli e degli epididimi): 1-5% dei casi.
  • L’Impotenza Erettile legata all’intervento (20-50% dei casi) è la norma nel caso in cui non venga eseguito risparmio delle benderelle neuro-vascolari (deputate al controllo dell’erezione), aventi sede lungo la superficie laterale della prostata; la preservazione di tali strutture verrà eseguita solo nel caso in cui non venga compromessa la radicalità oncologica dell’intervento. Nel caso in cui venga eseguito un risparmio monolaterale verrà proposta una riabilitazione farmacologia orale (Viagra, Cialis, Levitra) o intracavernosa (Caverject), secondo le necessità determinate dallo specialista. E’ possibile ricorrere anche al posizionamento di protesi peniena, se richiesto, in pazienti fortemente motivati.
  • Aneiaculazione e Sterilità: legate alla legatura e sezione dei deferenti e alla rimozione delle vescicole seminali. Il paziente potrà pertanto ricorrere a preventiva criopreservazione del seme, se richiesto.
  • Ritardo di chiusura dell’anastomosi vescico-uretrale, con leakage urinario, che in alcuni casi potrà richiedere catetere a permanenza per 15-20 gg, cistostomia sovrapubica, nefrostomia percutanea o reintervento.

In base alla risposta istologica si valuta la necessità di eseguire o meno una radioterapia esterna, ormonoterapia o chemioterapia adiuvante.

Si dovrà comunque eseguire controllo del PSA totale a 3 mesi dall’intervento e semestralmente controlli clinici e strumentali.

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