SACROCOLPOPESSI

PROF. DR. FALSAPERLA MARIO

Sacrocolpopessi

La sacrocolpopessi è un intervento di riposizionamento della vagina nella sua normale sede anatomica tramite l’applicazione di mesh sintetiche tra la porzione supero-posteriore della vagina e una delle ossa posteriori della pelvi (osso sacro).

In tal modo la mesh sostiene la vagina nella sua corretta posizione.

Tale intervento può essere eseguito tramite due tipologie di approcci:

Sacrocolpopessi addominale, che consiste nell’effettuare un’incisione tipo Phannestil a livello della linea pubica (simile a quella che viene eseguita per l’isterectomia), attraverso la quale viene inserita la mesh.

Alcuni chirurghi sono soliti effettuare come via di accesso un’incisione sulla linea mediana per eseguire lo stesso tipo di intervento.

Sacrocolpopessi in laparoscopia, che consiste nell’inserire trocar attraverso l’ombelico, che permette l’insufflazione di CO2 nella cavità addominale creando lo pneumoperitoneo.

Successivamente, attraverso l’ombelico, viene inserita una piccola telecamera che permette la visione degli organi pelvici.

Inoltre, vengono eseguiti sulla parete addominale altri due o tre fori di piccole dimensioni (che comunque necessitano punti di sutura) finalizzati alla corretta esecuzione dell’intervento.

Entrambi gli approcci necessitano di anestesia generale e di circa 2-3 ore di tempo per la loro corretta esecuzione.

Alla fine dell’intervento verrà posizionato un drenaggio addominale che verrà rimosso in 2-3° giornata salvo complicazioni.

Un tampone vaginale verrà posizionato a scopo emostatico e rimosso in 1-2° giornata.

La paziente potrà essere ricoverato il giorno prima dell’intervento.

Verranno somministrati degli anticoagulanti a scopo profilattico onde ridurre il rischio di trombo-embolico correlato all’intervento.

La paziente dovrà restare digiuno per almeno 6 ore prima dell’intervento.

Nel caso di sacrocolpopessi addominale sarà necessario eseguire la tricotomia pubica.

Inoltre, verrà somministrata una copertura antibiotica.

Al risveglio, dopo l’intervento la paziente si troverà nel letto della camera di osservazione, dove un infermiere, talvolta un anestesista, monitorizzerà i parametri vitali fino al completo risveglio.

Successivamente verrà somministrata una flebo contenete antibiotici per reidratare che rimarrà applicata fino al momento in cui il paziente non potrà bere normalmente.

Inoltre, verrà applicato un catetere vescicale che permetterà di urinare per le successive 24-48 ore e che consentirà il monitoraggio della diuresi.

Nel postoperatorio la paziente potrà accusare dei dolori che verranno contrastati grazie alla somministrazione, attraverso un apposito dispositivo, di farmaci ad azione analgesica in maniera tale da rendere il postoperatorio meno “fastidioso” possibile.

Se non sono stati utilizzati punti assorbibili, essi dovranno essere rimossi dopo 5-8 giorni dall’intervento.

Se, invece, sono stati applicati punti assorbibili essi si riassorbiranno spontaneamente nell’arco di 7/15 giorni.

È, comunque, fondamentale tenere la ferita sempre pulita ed asciutta.

Se tutto va bene e se non ci sono state complicanze la paziente verrà dimessa dopo 2-3 giorni dall’intervento, se eseguito in laparoscopia, mentre saranno necessari 4-5 giorni se l’intervento è stato eseguito in laparotomia.

In entrambi i casi la paziente verrà dimessa solo dopo essersi accertati delle sue buone condizioni di salute.

La convalescenza è di 4-6 settimane se l’intervento è stato eseguito in laparotomia, mentre sarà di 2-3 settimane se l’intervento è stato eseguito in laparoscopia.

Durante l’intera convalescenza la paziente dovrà rimanere a riposo evitando attività lavorative e/o sportive pesanti per almeno 3 mesi.

Importante è avere un regime alimentare equilibrato e ricco di fibre e di liquidi (frutta, verdura, ecc..) onde evitare la stipsi, la quale potrà essere contrastata, nella fase iniziale, da blandi lassativi.

Inizialmente l’attività sessuale potrà essere compromessa.

Si ricorda che è opportuno evitare attività sessuali durante la convalescenza dal momento che potrebbe influenzare negativamente la guarigione.

Solitamente, in media, sono sufficienti 3-4 settimane di astensione dall’attività lavorativa per gli interventi eseguiti in laparoscopia e 6-8 settimane per quelli eseguiti in laparotomia.

Nei casi in cui l’attività lavorativa svolta è particolarmente faticosa, saranno necessarie altre 2 settimane di convalescenza.

Dopo 6-8 settimane dall’intervento la paziente dovrà presentarsi a visita di controllo che permetterà di valutare le condizione locali post-chirurgiche.

Diversi studi mostrano che la percentuale di successo degli interventi in laparotomia si aggira tra il 74% e il 98,8%; mentre la percentuale di successo degli interventi eseguiti in laparoscopia è del 92%. Tali risultati sono dovuti al fatto che le procedure laparoscopiche sono più recenti rispetto a quelle laparotomiche.

RISCHI CHIRURGICI:

Nessuna procedura chirurgica è esente di rischi. I maggiori rischi sono costituiti da:

  • Insuccesso dell’intervento;
  • Sanguinamento eccessivo durante l’intervento che potrebbe richiedere trasfusioni;
  • Danni a organi adiacenti che potrebbe richiedere la conversione dell’intervento da laparoscopico in laparotomico con un largo taglio mediano;
  • Recidive di prolassi vaginali;
  • Reazione di rigetto alla mesh;
  • Infezione della mesh che richiede la sua rimozione;
  • Insorgenza di infezioni che potrebbero richiedere l’uso di antibiotici;
  • Formazione di trombi e successive embolizzazioni;
  • Rischio anestesiologico;
  • Dolore.

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