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Resezione transuretrale di prostata (TURP)

La resezione endoscopica della prostata si attua in anestesia generale o loco-regionale (perdurale o spinale) mediante uno speciale strumento endoscopico, il resettore, provvisto di un’ansa diatermica che consente la resezione della parte interna, periuretrale, della ghiandola prostatica che viene asportata, frammento dopo frammento, lasciando in sede la parte periferica della ghiandola.

L’intervento è seguito dal posizionamento di un catetere vescicale lasciato in sede per alcuni giorni.

COMPLICANZE:


Le possibili complicanze relative a tale procedura endoscopica comprendono:
  • Emorragia, talvolta di entità tale da richiedere trasfusioni di sangue, emocomponenti o emoderivati (nell’ 1 % dei casi);
  • Ritenzione urinaria (6.5 % dei casi);
  • Sindrome da riassorbimento ( 2 % dei casi) con sintomi quali nausea, vomito e ipertensione arteriosa;
  • Infezione urinaria (15.5 % dei casi);
  • Orchiepididimite (1.1 % dei casi);
  • Complicanze generali peri-operatorie che includono broncopolmonite, trombosi venosa profonda, embolia polmonare, osteite del pube, infezione della ferita chirurgica;
  • Incontinenza urinaria (2.2 % dei casi), che può essere dovuta a deficit sfinterico (incontinenza da sforzo) oppure a iperattività della vescica;
  • Sclerosi del collo vescicale (1.7 % dei casi);
  • Stenosi dell’uretra (3.1 % dei casi);
  • Eiaculazione retrograda, presente nel 70 % dei casi e responsabile di probabile sterilità;
  • Deficit delle erezioni (10-15 % dei casi);

La probabilità di dovere ricorrere ad una revisione della loggia prostatica entro 8 anni dopo questo intervento è pari al 12-15 %, a causa della possibile ricrescita di tessuto prostatico.
© Marco Puglisi 2008
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